sabato 1 Novembre 2025
/ 21:15

Lucian Ban, Mat Maneri, Marco Colonna

"Canto Trio"
Penna San Giovanni
MC
Teatro Comunale
torre-colorata
CONCERTO NEI BORGHI

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Programma

La musica è un oceano che le geografie dei viaggiatori hanno voluto dividere e nominare, per individuare caratteri e memorie. Ma la memoria antica dell’acqua ci rimanda ad un’unica grande “madre” degli oceani. Quella Pantalassa da cui tutti i percorsi delle acque hanno origine. Così, in musica, la divisione fra i generi ha portato ad una divisione, che ha costruito il gusto e l’identità di generazioni di musicisti e ascoltatori. Nel tempo pochi hanno cercato di tenere in evidenza le relazioni mai sopite fra tutte le declinazioni estetiche che si sono succedute o che hanno convissuto, mantenendo in vita quella rete di connessioni vitali che fanno della musica un linguaggio ecumenico, espressione di sensibilità emotiva e geografia dell’intimo che sempre di più è chiamata ad essere. E il primo e più importante legame di questa rete è il Canto. Musicisti che sanno essere jazzisti, capaci di essere interpreti classici e di lanciarsi verso l’ignoto della creazione istantanea, a servizio di questa profonda cura per la memoria di tutto. Questo trio nasce per essere questo: uno strumento evidente di unità e poesia. Line up Lucian Ban : Piano Marco Colonna : Clarinetto Basso Mat Maneri : Viola

Marco Colonna

Un percorso personale ed uno stile unico hanno portato Marco Colonna a diventare uno tra i più interessanti musicisti della sua generazione. Dal 2015 il suo nome ha iniziato a comparire nelle classifiche di fine anno dei media, nominato come uno tra i migliori suonatori di strumenti a fiato d’Italia e, non da meno, dal 2017 appare nella top ten dei migliori musicisti jazz italiani. Nel 2019 è al terzo posto, dietro nomi storici come Enrico Rava e Franco D’Andrea.

Nato a Roma nel 1978, è attivo come polistrumentista, compositore, improvvisatore e scrittore ma in anni più recenti ha scelto di dedicarsi al clarinetto basso per esplorare tutte le sfumature di questo strumento a cui associa il clarinetto suonato contemporaneamente. Soluzione che crea effetti armonici e timbrici inauditi. Marco Colonna si è unito alla formazione Eternal Love di Roberto Ottaviano registrando un album con Zeno De Rossi, Giovanni Maier e Alexander Hawkins, pubblicato dall’etichetta Dodici Lune. Il gruppo ha ricevuto ottimi apprezzamenti dalla critica ed è stato in primo piano in diverse classifiche di fine anno sia come album sia come ensemble. Ha preso parte a Unit di Stefano Giust e Evan Parker, un concerto e un album con la partecipazione di Alberto Novello, Giorgio Pacorig, Martin Mayes, Patrizia Oliva e Michele Anelli, pubblicato dall’etichetta Setola di Maiale. Nel settembre 2019 ha tenuto un concerto in solo presso la Basilica di San Gaudenzio di Novara durante la manifestazione European Jazz Conference, seguito da un tour in Africa.

Lucian Ban

Lucian Ban rappresenta una delle voci più peculiari del pianoforte contemporaneo, capace di articolare un discorso musicale che si nutre tanto delle radici transilvane quanto delle più ardite correnti del jazz newyorkese. Nato in un villaggio della Romania nord-occidentale, nella stessa regione in cui Béla Bartók condusse le sue ricerche etno-musicologiche, Ban ha assimilato fin da giovane la tensione dialettica fra il patrimonio orale e le forme della musica colta europea, per poi convogliarla in una pratica improvvisativa intrisa di lirismo e rigore. Gli studi di composizione presso l’Accademia di Bucarest lo hanno avvicinato alle estetiche moderniste di figure come Aurel Stroe e Anatol Vieru, senza trascurare il magistero di George Enescu, a cui egli tornerà in più di un’occasione con spirito reinterpretativo e non meramente celebrativo.

Dal 1999, anno del suo trasferimento a New York, Ban ha intessuto rapporti con alcuni fra i più raffinati protagonisti della scena statunitense, elaborando un linguaggio cameristico che fonde i silenzi e le ombre della Mitteleuropa con l’energia della tradizione afroamericana. Significativo risulta il sodalizio con Mat Maneri, da cui sono scaturite opere come «Transylvanian Concert» (ECM, 2013), congegnato come un dialogo austero e visionario, intriso di sospensioni temporali e dissonanze microtonali. Successivamente, con John Surman e lo stesso Maneri, Ban ha dato vita a «Transylvanian Folk Songs» (2020), che riprendeva i materiali delle registrazioni sul campo bartokiane per restituirli in una veste nuova, in bilico fra memoria ed invenzione, testimonianza di una musica che non si limita a ripetere ma a rinascere nel gesto improvvisativo. suggestione. 

La cifra distintiva della sua arte risiede in una sobrietà che rifugge qualsiasi compiacimento virtuosistico, prediligendo la densità del silenzio, la vibrazione interiore del timbro, la possibilità che il suono diventi veicolo di una memoria collettiva. Con oltre venti incisioni a proprio nome, pubblicate da etichette di prestigio quali ECM e Sunnyside, Lucian Ban si impone dunque non solo come pianista ma come architetto di forme sonore in continua metamorfosi, portatore di una visione che rilegge il jazz alla luce di un orizzonte transnazionale e profondamente lirico.

Mat Maneri

Uno dei violisti più importanti della sua generazione, Mat Maneri è un solista e compositore noto per il suo approccio lungimirante al jazz moderno e creativo, alla libera improvvisazione e alla musica d’avanguardia.

Una delle principali voci dell‘improvvisazione della sua generazione, è nato a Brooklyn nel 1969. Ha iniziato a studiare il violino all’età di cinque anni, ma ha fatto della viola il suo strumento preferito. Importanti influenze sull’opera di Maneri, oltre a tutte le maggiori forze del jazz, includono la musica barocca.

Ha iniziato a pubblicare dischi come leader nel 1996 e si è esibito e registrato in tutto il mondo. È noto per il suo lavoro nel jazz e nella musica improvvisata, con una carriera che include la co-fondazione del Joe Maneri Quartet, la collaborazione con artisti del calibro di Cecil Taylor e Paul Motian e la pubblicazione di un debutto su ECM Records nel 1999. La sua formazione classica, influenzata dal suo mentore Robert Koff, si fonde con il jazz e la musica da camera.